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volontario msgsv

PRAGA, 06.04.2009 - Quando sono nato il mondo era spaccato in due e le nostre nazioni erano alle prese con situazioni molto differenti. Pobama_dito_fotocasabianca--200x150Pochi avrebbero potuto prevedere che una persona come me sarebbe un giorno potuta diventare presidente degli Stati Uniti. Pochi avrebbero potuto prevedere che a un presidente americano sarebbe stato concesso di parlare a un pubblico simile a questo qui a Praga.

Siamo qui oggi perché la Primavera di Praga, la semplice ricerca di libertà e opportunità, hanno gettato la vergogna addosso a coloro che facevano affidamento sui carri armati e sulle armi per domare la volontà di un popolo. Siamo qui oggi perché venti anni fa gli abitanti di questa città scesero per le strade per esigere la promessa di un giorno diverso, perché i diritti umani di base erano stati loro negati troppo a lungo. La "Sametová Revoluce", la Rivoluzione di Velluto, ci ha insegnato molte cose: prima di tutto che una protesta pacifica può scuotere le fondamenta di un impero, portando in piena luce il vuoto della sua ideologia.

Adesso questa generazione, la nostra, non può starsene immobile con le mani in mano. Anche noi dobbiamo prendere una decisione. Allorché il mondo è diventato meno spaccato, è diventato più interdipendente. Abbiamo assistito a eventi che si verificavano più velocemente della nostra capacità a controllarli: una economia globale in crisi, un cambiamento del clima, i pericoli persistenti di vecchi conflitti, nuove minacce e il proliferare di armi temibili e catastrofiche.

La questione su cui mi soffermo oggi è di importanza vitale per la sicurezza delle nostre nazioni e per la pace nel mondo: sto parlando del futuro delle armi nucleari nel XXI secolo. L'esistenza di migliaia di armi nucleari è il lascito più pericoloso che ci sia arrivato dalla Guerra Fredda. Tra Stati Uniti e Unione Sovietica non si è combattuta alcuna guerra nucleare, ma generazioni intere di persone hanno vissuto con la consapevolezza che il loro mondo poteva essere spazzato via in qualsiasi momento da un unico lampo di luce. Città come Praga, che hanno una storia secolare alle spalle, avrebbero potuto cessare di esistere.

Oggi la Guerra Fredda non esiste più, ma esistono invece migliaia di questi ordigni. Per uno strano scherzo del destino, la minaccia di una guerra nucleare globale si è sensibilmente ridotta, ma il rischio di un attacco nucleare è aumentato. Un numero maggiore di nazioni è in possesso di queste armi. Le sperimentazioni continuano. Il mercato nero vende e compra segreti nucleari e i materiali per l'atomica abbondano. La tecnologia necessaria a costruire un'atomica si è diffusa. I terroristi sono decisi a comperarne, costruirne o rubarne una.

Cerchiamo di capirci: questa è una questione che interessa tutti, ovunque. Un'unica bomba nucleare esplosa in una città - si tratti di New York o di Mosca, di Islamabad o di Mumbai, di Tokyo o di Tel Aviv, di Parigi o di Praga - potrebbe uccidere centinaia di migliaia di persone. E indipendentemente da ciò che potrebbe accadere, non c'è limite a quelle che potrebbero essere le conseguenze per la nostra sicurezza globale, la nostra vita, la nostra società, la nostra economia, la nostra sopravvivenza stessa.

Proprio come nel XX secolo ci siamo battuti per la libertà, adesso dobbiamo essere uniti per il diritto di tutti i popoli a vivere affrancati dalla paura nel XXI secolo. Essendo una potenza nucleare, essendo l'unica potenza nucleare ad aver mai fatto uso di un'arma nucleare, gli Stati Uniti hanno una responsabilità precisa morale ad agire. Da soli non potremo perseguire il successo in questa impresa, ma potremo indicare la strada da seguire, potremo aprirla. Forse non ci riusciremo nell'arco delle nostre vite. Occorreranno pazienza e tenacia. Tuttavia anche noi adesso dobbiamo ignorare le voci che affermano che il mondo non può cambiare. Anzi, dobbiamo insistere e dire: "Yes, we can", sì, possiamo cambiarlo.

Permettetemi di descrivervi il percorso che dovremo seguire. Prima di tutto gli Stati Uniti prenderanno provvedimenti concreti per dirigerci verso quel futuro, un mondo senza armi nucleari. Per porre fine alla mentalità da Guerra Fredda, dobbiamo ridurre il ruolo delle armi nucleari nella nostra strategia di sicurezza nazionale e sollecitare gli altri a fare altrettanto. Non fraintendetemi: finché questi armi esisteranno, gli Stati Uniti manterranno il loro sicuro ed efficace arsenale a fini di deterrenza nei confronti di qualsiasi nemico, e garantiranno la difesa dei loro alleati, compresa la Repubblica Ceca. Ma inizieremo l'opera di riduzione del nostro arsenale.

Per ridurre le nostre testate e le nostre scorte di armi nucleari, negozieremo un nuovo Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche con i russi questo stesso anno. Il presidente Medvedev e io abbiamo dato inizio a questo processo a Londra e cercheremo di approdare a un nuovo accordo entro la fine di quest'anno.
Per arrivare a una messa al bando globale dei test nucleari, la mia Amministrazione cercherà immediatamente e con determinazione di ottenere la ratifica negli Stati Uniti del Trattato per la messa al bando dei test nucleari. Dopo oltre cinquant'anni di trattative, è giunta l'ora di mettere per sempre al bando i test nucleari.

Per ostacolare e rendere difficile il reperimento dei materiali occorrenti a realizzare una bomba, gli Stati Uniti lavoreranno a un nuovo trattato che in modo verificabile ponga fine alla produzione dei materiali fissili utilizzati dagli Stati nella costruzione di una bomba nucleare. Se siamo decisi a voler porre fine alla diffusione e proliferazione di queste armi, dobbiamo allora porre fine alla produzione mirata di materiali necessari a costruirle. Questo è un primo passo.

Secondo: insieme rafforzeremo il Trattato di non proliferazione nucleare facendone un caposaldo della nostra collaborazione. Le cose sono alquanto chiare: i Paesi in possesso di armi nucleari si orienteranno verso il disarmo. I Paesi senza armi nucleari non le acquisiranno, e tutti i Paesi potranno avere accesso all'energia nucleare a scopi pacifici. Per rendere ancora più solido il trattato, dovremmo sottoscriverne parecchi principi: ci occorrono più risorse e una maggiore autorità per moltiplicare le ispezioni a livello internazionale.

Dovremmo inoltre costruire un nuovo contesto finalizzato a una cooperazione nucleare a scopi civili, per esempio aprendo una banca energetica internazionale, così che ogni Paese possa accedere a questa energia così potente senza aumentare i rischi di proliferazione. Questo deve essere un diritto per ogni nazione che rinunci alle armi nucleari, specialmente i Paesi in via di sviluppo che aderiscono ai programmi pacifici.

Nessun approccio avrà successo se si baserà unicamente sul fatto di negare i loro diritti alle nazioni che rispettano le leggi. Dobbiamo sfruttare tutta la potenza dell'energia nucleare al fine di perseguire il nostro obiettivo di contrastare il cambiamento del clima e di portare avanti le opportunità di pace per tutte le persone. Procediamo senza farci illusioni, però: alcuni Paesi infrangeranno le regole. Ecco perché ci serve una struttura che assicuri che qualora una nazione si comportasse così ci saranno delle conseguenze certe alle quali dovrà fare fronte.

Proprio questa mattina, ci è stato rammentato una volta di più per quale motivo ci serva un approccio nuovo e più rigoroso per affrontare questa minaccia: la Corea del Nord ancora una volta ha infranto le regole sperimentando un razzo che potrebbe essere utilizzato per lanciare missili a lunga gittata. Questa provocazione evidenzia una volta di più la necessità di agire, non soltanto questo pomeriggio stesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma anche con la nostra determinazione a voler prevenire il diffondersi di queste armi.

L'Iran deve ancora costruire l'atomica. La mia Amministrazione si impegnerà con l'Iran a cercare una strada per le trattative, sulla base dei reciproci interessi e del vicendevole rispetto. Noi crediamo nel dialogo. Ma pur dialogano, dobbiamo presentare una scelta precisa: noi vogliamo che l'Iran prenda il posto che gli compete in seno alla comunità delle nazioni, politicamente ed economicamente. Noi sosterremo il diritto degli iraniani a procurarsi energia nucleare a scopi pacifici con ispezioni rigorose. Questa è la strada che la Repubblica Islamica può sicuramente imboccare. Altrimenti, il governo potrà scegliere di isolarsi ancor più, le pressioni internazionali, una potenziale corsa agli armamenti nucleari nella regione che finirebbe con l'aumentare l'insicurezza di tutti.

Infine dobbiamo essere sicuri che i terroristi non entreranno mai in possesso di un'arma nucleare. Questa è la minaccia più immediata ed estrema alla sicurezza globale. Un unico terrorista, con un'unica arma nucleare potrebbe innescare una distruzione di massa imponente. Al Qaeda ha fatto sapere di essere alla ricerca di un'atomica e che non si farebbe scrupolo a farne uso. Noi sappiamo che ci sono molti materiali nucleari nel mondo che non sono in sicurezza. Per proteggere i nostri popoli, dobbiamo agire con finalità ben chiare e senza procrastinare.

Barack Obama, 44mo presidente USA

Fonte Repubblica - traduzione di Anna Bissanti