ImageConsegnate il 7 agosto, al Parlamento le firme per la Legge contro le basi militari. (segue la scheda di presentazione della campagna).

Questa mattina sono state consegnate al Parlamento italiano le sessantamila firme raccolte sulla Legge di Iniziativa Popolare contro i trattati, le basi e le servitù militari.


Il Comitato Promotore ha scelto non a caso una data significativa-  giovedì 7 agosto – per consegnare al Parlamento le sessantamila firme. Infatti è un giorno situato a cavallo tra le due prime e uniche stragi atomiche nella storia dell'umanità – Hiroshima e Nagasaki - i movimenti No War (Rete Disarmiamoli, Rete Semprecontrolaguerr a, Mondo senza guerra, Coordinamento Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico ed altre) ritengono che sia tempo di prendere di petto i trattati militari segreti (come quello del 1954) dietro cui si nascondono i governi italiani – come nel caso del Dal Molin a Vicenza - per giustificare la costruzione e  la presenza di basi militari e armi nucleari USA e NATO sul nostro territorio. "I crescenti pericoli di guerra che hanno coinvolto e coinvolgeranno il nostro paese, impongono che si riapra un dibattito vero sulla presenza delle basi militari nel nostro paese e sui trattati militari – in larga parte segreti – che ne determinano l'insediamento" afferma Roberto Luchetti della Rete Disarmiamoli "il 37% delle spese per le basi militari USA nel nostro paese sono a carico dello Stato italiano. Le basi e i militari stranieri presenti in Italia ci costano più di 300 milioni di dollari ogni anno".

"Il problema da affrontare è anche quello delle armi nucleari stoccate nelle basi militari USA/NATO in Italia" precisa Tiziano Cardosi di Semprecontrolaguerr a "ce ne sono tra ottanta e novanta tra Ghedi ed Aviano. Esiste sicuramente il problema di queste armi ma esiste anche il problema delle basi che le ospitano e dei porti nucleari sui quali occorre cambiare completamente registro". In un Parlamento blindato dai sostenitori della guerra preventiva e della militarizzazione del territorio,  "tocca nuovamente ai movimenti rilanciare l'iniziativa per bloccare o smantellare le basi della guerra" hanno detto i promotori della Legge. "Con nessun governo si è mai discusso apertamente in Parlamento della questione dei trattati militari segreti, delle armi nucleari e delle basi militari. O lo fanno loro o lo faremo noi rafforzando in ogni sito – a partire da Vicenza – l'opposizione popolare alle basi militari".


SCHEDA DI PRESENTAZIONE - LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE sui trattati internazionali e sulle basi e servitu’ militari

L’OBIETTIVO DELLA PRESENTE LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE E’ LA LIBERAZIONE DEI TERRITORI DEL NOSTRO PAESE DALLA PRESENZA DI PESANTI SERVITU’ MILITARI SOTTOFORMA DI BASI MILITARI, CAMPI DI ESERCITAZIONE SIA MARINI CHE TERRESTRI,  DEPOSITO E TRANSITO DI ARMAMENTI, USO DI INFRASTRUTTURE CIVILI A SCOPO MILITARE, USO MILITARE DEI PORTI MERCANTILI CON ATTRACCO DI NATANTI NUCLEARI, AEROPORTI E LUOGHI DI STOCCAGGIO DI ARMI DA GUERRA.

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La presenza ormai invasiva e intollerabile,per la popolazione civile, di queste installazioni militari, a cui vengono asservite le esigenze vitali della società civile, è collegata, per ragioni materiali e geopolitiche all’uso offensivo degli armamenti contro altri popoli ed alle complicità generali del nostro paese nella guerra globale, come hanno mostrato in questi anni l’uso delle basi del nostro paese per sferrare attacchi di guerra come quelli contro  la Serbia, l’Iraq, l’Afghanistan ed ancora l’Iraq, in un quadro di riproposizione della logica neocoloniale e di occupazione militare dei territori. Dunque la battaglia per la smilitarizzazione dei territori è una concreta battaglia contro la guerra e per il disarmo, per rompere le complicità dell’Italia con chi conduce la guerra globale facendo anche uso di armi di distruzione di massa.
Poiché la presenza delle basi militari e tutto il sistema delle servitù militari è regolato da trattati internazionali ma soprattutto da accordi bilaterali secretati oppure mai ratificati dal Parlamento- come quelli facenti riferimento alla NATO, agli USA ed a Israele- la presente legge, intesa come legge-quadro,  affronta la questione degli accordi militari stabilendo alcuni punti inderogabili che attuino concretamente l’art. 11 della Costituzione e rendano operativi in Italia i Trattati firmati dalla stessa Italia per la messa al bando delle armi di distruzione di massa ( da quello sulla nonproliferazione nucleare, a quello sulla messa al bando delle armi chimiche e batteriologiche, a quello di Ottawa sulle mine anti-persona).
I punti inderogabili che pone questa legge sono: a) la desecretazione di tutti gli accordi militari e l’obbligo di ratifica parlamentare; b) il divieto di ratifica di ogni accordo militare che preveda sotto varie forme la guerra di aggressione ( dal deposito e installazione di armi di distruzione di massa alle alleanze con paesi che prevedano l’uso di armi di distruzione di massa o  missioni militari di aggressione contro paesi terzi, all’acquisto e produzione di armi offensive, alla ricerca nel campo bellico); c)la riconversione delle strutture militari in strutture civili, stabilendo un termine massimo di dieci anni per ogni struttura militare già esistente;d) l’adeguamento delle strutture militari esistenti alla normativa di tutela ambientale, stabilendo nel contempo il parere favorevole vincolante degli enti locali; d) la sospensione dei progetti in corso di nuove installazioni militari o ampliamenti delle basi militari esistenti. L’entrata in vigore di questa legge segnerebbe una svolta concreta verso il disarmo, la pace e la smilitarizzazione dei territori. 

LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUI  TRATTATI INTERNAZIONALI E SULLE BASI E SERVITÙ MILITARI


ARTICOLI

Art.-1  Tutti i trattati ed accordi internazionali di tipo militare, anche se esclusivamente di ricerca, a cui l’Italia partecipa, devono essere  necessariamente ratificati dal Parlamento e la ratifica deve essere rinnovata  ogni due (2) anni. Non potranno essere stipulati accordi segreti e quelli eventualmente esistenti dovranno essere resi pubblici entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge.
In mancanza di ratifica e/o  della rinnovazione della ratifica l’Italia deve considerarsi receduta dall’accordo.

Art.-2 non potranno essere stipulati e, anche in caso di rinnovo, essere in nessun caso ratificati  trattati ed accordi militari, che prevedano:
a) la possibilità anche a scopo difensivo dell’ uso di armi nucleari;
b) la possibilità dell’uso anche a scopo difensivo di armi di distruzione di massa, nel senso della convenzione per la messa al bando delle armi chimiche e biologiche ed in contrasto con la Convenzione di Ginevra e comunque in contrasto con l’obbligo di evitare sofferenze inutili alle popolazioni civili ( cluster bombs, mininukes, al fosforo, ad energia diretta, a laser…);
c) la possibilità di attacchi e di impegni militari in paesi terzi, salvo che in caso di difesa dall’attacco dal medesimo paese;
d) la possibilità della permanenza e il transito  in Italia di armi nucleari, chimiche, batteriologiche, ed altre armi che sono in contrasto con la Convenzione di Ginevra per la protezione della popolazione civile e comunque in contrasto con l’obbligo di evitare sofferenze inutili alle popolazioni civili ( uranio impoverito, cluster bombs, mininukes, al fosforo, ad energia diretta, a laser…);
e) lo sviluppo di ricerche nel campo di nuove tecnologie a fini bellici e/o di riarmo;
f) l’acquisto e produzione di armamenti connessi alla proiezione di potenza ed allo scopo militare offensivo.
g) lo sviluppo di ricerche su armi chimiche e batteriologiche. Laboratori di ricerca su armi nucleari, chimiche e batteriologiche eventualmente presenti sul territorio nazionale dovranno essere chiusi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge e ciò sia che siano nella disponibilità italiana che di paesi terzi.

Art. - 3 non potranno essere stipulati e,  in caso di rinnovo, non potrà essere concessa la ratifica di trattati ed accordi militari in materia di difesa, sicurezza, spese militari, esercitazioni militari, addestramento del personale militare e ricerca nel campo degli armamenti che prevedano oltre a quanto contenuto nelle lettere a), b) ,c),  d), e) ,f) e g) l’accordo con paesi che prevedano la possibilità di utilizzo di armi nucleari e di distruzione di massa (di cui all’elenco in b) e che non hanno sottoscritto trattati internazionali per la messa al bando delle armi di distruzione di massa;

Art. – 4 tutti i trattati ed accordi di tipo militare oggi in essere dovranno essere necessariamente ratificati entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge ed in base alle preclusioni e modalità previste dalla legge stessa. Gli accordi ed i trattati non ratificati saranno ritenuti revocati.

Art. -5 tutti i progetti di costruzione e/o ampliamenti di basi, caserme ed istallazioni militari  sul territorio nazionale, siano esse di mare o di terra, anche se nella disponibilità di paesi terzi, ed anche se già autorizzati , dovranno   garantire il pieno recepimento delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale, prevedere un sistema di controlli idoneo ad accertare l’effettivo rispetto delle prescrizioni ambientali e di sicurezza nonchè essere sottoposti alla valutazione di impatto ambientale nelle modalità e forme di cui agli art. 26 e seg. del decreto legislativo n. 152 del 3/4/2006.

Art.- 6 in ogni caso i progetti per la costruzione e/o ampliamento sul territorio nazionale di basi, caserme ed istallazioni militari di qualsivoglia tipologia anche se nella disponibilità di paesi terzi non potranno essere autorizzati senza la preventiva valutazione ambientale strategica come disciplinata dal dgls 3 aprile 2006 n. 152

Art.- 7 tutti i progetti di costruzione e/o ampliamenti di basi, caserme ed istallazioni militari  sul territorio nazionale anche se nella disponibilità di paesi terzi, ed anche se già autorizzati dovranno presentare unitamente all’altra documentazione necessaria il progetto di riconversione civile della struttura al termine della sua destinazione militare con garanzie di assorbimento di tutti i lavoratori impegnati nella istallazione militare e dovranno essere appostate le necessarie risorse economiche.
Accordi internazionali che prevedano la messa a disposizione a paesi terzi di parte del territorio nazionale a scopo militare, dovranno necessariamente prevedere l’impegno economico prevalente, in misura non inferiore ai 4/5 della intera somma prevista, di tale paese terzo per le attività di costruzione ed istallazione e della successiva attività di riconversione. La destinazione militare non potrà in nessun caso superare la durata di 5 anni rinnovabile esclusivamente una volta e tutte le basi, poligoni, istallazioni e servitù militari in essere da più di 10 anni dovranno essere chiuse e riconvertite a scopi esclusivamente civile entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. -8  ogni due (2) anni  tutte le  basi, caserme ed istallazioni militari  dovranno attestare il rispetto delle prescrizioni e la loro regolarità ambientale mediante certificazione rilasciata dall’ARPA competente per territorio.

Art. -9 le autorizzazioni per la costruzione, istallazione, ampliamento di basi, caserme ed istallazioni militari  sul territorio nazionale anche se nella disponibilità di paesi terzi, potranno essere concesse  esclusivamente con il parere favorevole di un  comitato misto composto dal  Ministro della difesa o suo delegato, dal Ministro dell’Ambiente o suo delegato, dal  Presidente della Regione e dai Sindaci delle zone interessate ed ogni decisione dovrà necessariamente essere presa con il parere favorevole dei rappresentanti degli enti locali interessati.

Art.-10 l’opportunità della permanenza  e/o ampliamento di basi, caserme, istallazioni  e delle servitù militari già esistenti sul territorio nazionale anche se nella disponibilità di paesi terzi, dovrà, anche in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente in materia ed agli accordi internazionali eventualmente in corso, essere valutata entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge dalla commissione mista costituita nei modi di cui al precendente art. 9. Tutti i progetti in corso  dovranno essere sospesi in attesa dell’adeguamento alla presente normativa.

Art.-11 per tutte le basi, istallazione militari, poligoni e campi di tiro sia marini che terrestri  attualmente esistenti, anche se nella disponibilità di paesi terzi, dovrà entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, essere predisposto un piano di riconversione che preveda il completo  riassorbimento di tutti i lavoratori civili impiegati.

Art. -12 Nessuna struttura civile – porti, aeroporti, ferrovie, potrà essere usata per scopi militari compreso il passaggio di armamenti e truppe per missioni miliari fuori confine.

Art. -13 Tutti i progetti in corso  di istallazione, costruzione di ampliamento di basi militari, dovranno essere sospesi in attesa dell’adeguamento alla presente normativa e, parimenti, devono essere sospese le esercitazioni a fuoco siano esse terrestri, navali e/o aeree.

Relazione
La legge di iniziativa popolare di cui si chiede al Parlamento l’approvazione nasce dall’esigenza di arrivare ad una discussione e definizione pubblica dei principi che ispirano e che dovranno ispirare la politica estera e militare del nostro paese nonchè dalla esigenza che ogni accordo di tipo militare debba necessariamente essere ridiscusso periodicamente e ciò per evitare quell’automatismo che ci vede oggi parti acritiche di accordi che dall’originaria dimensione esclusivamente difensiva hanno progressivamente cambiato la loro portata.
Gli enormi cambiamenti che si sono verificati nel corso degli ultimi cinquanta  anni, infatti, hanno fortemente ridimensionato la validità del modello di difesa  introdotto  con  l'approvazione  del trattato multilaterale che ha dato vita alla Nato (North  Atlantic  Treaty  Organization Organizzazione del Trattato Nord Atlantico). A questa struttura di difesa multinazionale, creata nel 1949 in supporto al Patto Atlantico, (firmato a Washington il 4 aprile dello stesso anno),  ha  aderito  sin  dall'inizio  l'Italia, insieme a Gran Bretagna, Canada, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Portogallo. Il trattato costitutivo della Nato ha carattere strettamente difensivo, e si rifà all'art. 51 della Carta Onu, che    recita    testualmente:    “Nessuna disposizione della presente Carta pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva,  nel  caso  che  abbia  luogo  un attacco  armato  contro un  Membro  delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza  non  abbia  preso  le  misure necessarie per  mantenere  la pace  e  la sicurezza internazionale.” Dunque secondo l’art.51, come afferma la dottrina internazionalistica, è previsto l’uso della forza esclusivamente a scopo difensivo, cioè solo nel caso in cui uno Stato debba difendersi da un attacco armato, e non nel caso in cui l'attacco sia imminente ma non attuale. Nel primo mezzo secolo la NATO si attenne a questa dottrina.  Infatti, nel mezzo secolo della "guerra fredda", la Nato non intervenne militarmente in alcuna area, anche laddove si determinarono situazioni di crisi, come nel Mediterraneo. Ciononostante, centinaia di basi Usa e Nato furono insediate in Europa e, di queste, quasi 150 nella sola Italia. Oggi le basi militari Usa nel mondo conosciute sono oltre 850, il doppio di quelle dell'impero romano d'occidente nel momento  della sua massima espansione - II sec. d.c., quando esso si estese dall'Atlantico al Caucaso, al Sahara, alla Britannia - e un terzo in più di quello vittoriano, sui cui territori, 29 milioni di chilometri quadrati abitati da 390 milioni di persone, agli albori del XX secolo non tramontava mai il sole. Riguardo  a questo impressionante  dispiegamento  bellico,   sono sempre più numerosi gli analisti che ritengono che esso comporti un sostanziale depotenziamento dello stesso concetto di sovranità territoriale e, del resto,   gli esperti militari, quando si trovano a dover descrivere il segno della supremazia Usa sul pianeta,  ricorrono  al  termine     "impronta"-,  che evoca le moderne caratteristiche reticolari della presenza globale americana nel mondo, che pare lecito definire neocolonialiste .
Una presenza così massiccia non può  non  condizionare  in maniera  rilevante l'economia delle regioni interessate e scadenzare i tempi di vita delle popolazioni, alle quali è progressivamente sottratta la ricchezza derivante dall'utilizzo paesaggistico del proprio territorio e soprattutto la salute 
 in conseguenza  dell'inquinamento  ambientale  e dell'esproprio di vaste porzioni di esso e, spesso, è concesso usufruire dei beni naturali (il mare, la spiaggia, il verde) solo in subordine ai tempi delle attività  belliche  (le  esercitazioni,  le  manovre militari, i trasporti di armamenti), o, infine, è concesso esercitare le attività necessarie alla propria sussistenza solo nella misura in cui esse siano compatibili con le esigenze militari. Questo sistema di servitù che pende sul capo della gente  minaccia la salute collettiva, specie nei siti dei poligoni di tiro sottoposti all’uso dell’uranio impoverito ed espone le popolazioni al rischio di diffusione della radioattività oppure a incidenti atomici nei siti in cui vengono depositate o transitano ( come negli 11 porti nucleari italiani) le armi atomiche. Inoltre questo sistema di militarizzazione dei territori disegna  un concetto di sovranità – di spoliazione di sovranità - molto più complesso della semplice espropriazione di territorio e ha determinato,  nel  nostro  paese,  una  forte opposizione da parte di moltissime associazioni della società civile, molte delle quali concertano da tempo un'azione diffusa sull'intero territorio nazionale.
Si aggiunga a ciò che la politica militare della Nato, che aveva un compito esclusivamente difensivo, negli anni '70/'80 del secolo  scorso,  con  il  progressivo tramontare della potenza sovietica, si è fatta più spiccatamente offensiva.  Nel  1978   Brzezinski,  National  Security  Adviser  del  Presidente americano Carter, elaborò il concetto di "arco di crisi" per il fianco sud della Nato, per applicare il quale, nel 1983, venne costituito il CENTCOM  (Central Command),  con competenza   su   circa   40   paesi   tra Mediterraneo e Golfo.     In     quegli     stessi     anni, l'Amministrazione Usa passò dalla filosofia della deterrenza a quella della "compellenza", criterio  che prevedeva l'adozione di "ogni politica  che  tenda  ad  agire  su  un  dato scenario in modo da costringere l'avversario ad adottare quelle politiche che meglio si adattano ai propri interessi". Al Consiglio Atlantico di Roma del 1991 venne quindi elaborato il "Nuovo concetto strategico dell'Alleanza atlantica" e istituito il Consiglio di cooperazione del Nord Atlantico (Nacc) che inizierà le sue attività il 20 dicembre 1991. Ma è nel gennaio 1994, al vertice di Bruxelles,  che venne elaborata la "nuova" Nato,  a partire dal  lancio  del programma Partnership for peace, volto all'allargamento dell'alleanza a Est e preludio per la radicale trasformazione, avvenuta il 24 aprile del 1999, dello statuto dell'Alleanza che,  ampliando  aree  e  motivazioni  di intervento, da trattato difensivo si trasformò ufficialmente in trattato di intervento globale in  tutto  il  mondo. 
Al  centro  di  questa trasformazione  vi  è  il  "Nuovo  concetto strategico “, che prevede che la Nato utilizzi ora le sue forze militari in strumento di gestione delle crisi, di intervento  e  di  proiezione  della  forza, estendendo l'area d'azione alla periferia dei paesi membri,  nonché a tutte le aree in cui vi sia il pericolo di interruzione del flusso di risorse vitali cioè energetiche. In seno al Nuovo Concetto Strategico del ’99 si approva la dottrina nucleare della NATO  (nuclear sharing)- che prevede la detenzione e l’uso dell’arma atomica a scopo di deterrenza-, sottoscritta anche dall’Italia in violazione del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato dalla stessa Italia. In virtù del nuclear sharing l’Italia ospita le bombe atomiche nelle basi di Aviano e Ghedi e in altre basi segrete. Novità degli ultimi anni è l’allargamento ai paesi dell’Est Europeo della alleanza NATO e la scelta di realizzare lo Scudo missilistico per i paesi che stanno sotto l’ombrello della NATO. Una scelta che costituisce la più seria minaccia alla pace mondiale e rischia di riproporre un nuovo conflitto globale tra Ovest ed Est.
Alla luce dei passaggi fin qui sommariamente accennati, appare opportuno valutare sotto una  luce  radicalmente  nuova  il  ruolo strategico della Nato. Il ruolo offensivo della NATO ha prodotto la “guerra umanitaria” in Jugoslavia del 1999 e l’invasione dell’Afghanistan del 2001, tuttora in corso con la partecipazione dell’Italia. Le ragioni originarie di adesione dell’Italia alla NATO nel ’49 sono oggi venute meno poiché il contesto geopolitico è radicalmente cambiato. Oggi le ragioni difensive e di sicurezza vengono tanto più vanificate dalla intrinseca trasformazione della Nato da struttura difensiva in struttura offensiva e di controllo egemonico, come  proiezione,   di   fatto, dell'egemonia Usa sul pianeta. In una parola, l'interesse della sicurezza nazionale italiana non coincide più con le strategie messe in atto dalla Nato poiché queste si fondano  su interventi militari  che svincolano la sicurezza dalla pace e producono l’occupazione militare dei territori di altri popoli.
In generale, poi, si rende necessario, per tutti gli accordi di tipo militare, arrivare a prevedere l’obbligo di periodica valutazione prendendo atto  degli  enormi cambiamenti che si sono verificati a livello geopolitico  mondiale, sottraendosi   a quella logica della guerra permanente  che  in buona parte è la semplice applicazione delle teorie keynesiane all'economia militarista con l’aumento delle spese militari.
Non va infine trascurato -come sottolineato dai  vari  comitati  che  si  battono  per  la riconversione a usi civili degli insediamenti militari- l'aspetto della difficile coabitazione di quest'ultimi con le comunità locali, che si vedono ingiustamente espropriate di ampie e bellissime    zone,    che    vivono    nella preoccupazione delle conseguenze ambientali e sanitarie delle attività militari (responsabili di  diversi  tipi  di  inquinamento:  dell'aria, dell'acqua e del suolo) e che temono la presenza di armi nucleari a pochi metri dalle proprie abitazioni.
Le lotte delle popolazioni civili  ( specie in Sardegna) per la chiusura dei poligoni di tiro e contro le esercitazioni militari della NATO, contro  gli ampliamenti delle basi militari e contro la formazione di nuove basi ( ad esempio la lotta di Vicenza contro il DalMolin), contro i siti di stoccaggio di nuovi armamenti  ( vedi gli Eurofighter a Grosseto, i cacciabombardieri a Cameri), le lotte contro l’uso dei nostri porti e delle ferrovie per il trasporto di macchine da guerra( trainstopping) devono avere risposta istituzionale attraverso l’approvazione in Parlamento del testo di legge di iniziativa popolare che si presenta e che pone al centro di ogni decisione la tutela della salute e dell’ambiente rovesciando quel principio di priorità militare che sino ad ora ha costretto la popolazione italiana a sopportare e subire limitazioni anche ai  propri diritti più basilari.

Numerose ed importanti adesioni di giornalisti, intellettuali, pacifisti storici, sono già pervenute al comitato promotore: Tommaso Di Francesco, Angelo Mastrandrea, Fausto Pellegrini, Manlio Dinucci, Gino Strada, Teresa Sarti Strada, Lucio Manisco, Giulietto Chiesa, Marinella Correggia, Franco Ottaviano, Angelo Baracca, don Vitaliano Della Sala, Giovanni Franzoni, Sancia Gaetani, Gigi Malabarba, Fernando Rossi, Giorgio Gattei, Salvatore Cannavò, Franco Turigliatto, Paolo Sabatini, Giorgio Cremaschi, Pierpaolo Leonardi, Luciano Benini, Roy Paci, Stephanie Westbrook, Luciano Vasapollo, Vauro.

PROMOTORI

Ass.  Umanista Mondo senza guerre;
Rete Nazionale Disarmiamoli;
Rete Nazionale Semprecontrolaguerra;
Coordinamento "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico";
Presidio permanente No Dal Molin;
Comitato NoF35 Novara;
Comitato smantellamento/riconversione base USA di camp Darby;
Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella;
Comitato Via le bombe di Pordenone;
Coordinamento contro la guerra valle del Sacco – Colleferro;
Coordinamento salentino contro la guerra;
Comitato contro la guerra di Milano;
Rete dei Comunisti;
Berretti bianchi Genova;
Associazione Yalana

ALTRE ADESIONI AGGIORNATE
 
Alex Zanotelli
Don Andrea Gallo
Dario Fo
Franca Rame
Nicola Cipolla
Franco Borghi
Alberto L'Abate
Margherita Hack (astrofisica)
Enzo Mazzi, Comunità dell'Isolotto; Firenze
Giuseppe Coscione, Comunità Cristiana di Base di Oregina, Genova,
Maurizio Nazzaretto (scultore)
Vittorio Agnoletto
Adriana Zarri

SIGLE COLLETTIVE

ATTAC ITALIA
EMERGENCY
MEGACHIP
Ass. Naz. Giuristi Democratici
Partito Umanista
Sinistra Critica
WILPFF
Comitato "Via le truppe"
Comitato per la pace X Municipio-Roma
Coordinamento per l'unità dei comunisti
Le assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia
Movimento politico dei cittadini
Ass. Culturale Punto Rosso-Jesi
CEPES
COORDINAMENTO "ARTE PER"

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